Tradizione
Karrasegare samughesu febbraio 2011
Avanzano in gruppo in modo apparentemente disordinato, mimano scontri evocando combattimenti o danze tipiche del corteggiamento delle capre. In realtà si tratta di antichi riti propiziatori per sollecitare la benefica pioggia, infatti, gli anziani affermavano che quando le capre si scontrano, il tempo sta per cambiare e volge alla pioggia.
Il rito del sacrificio, culmina con l’uccisione della maschera de s’urzu, che avviene in seguito alla danza che i mamutzones effettuano intorno a lui, successivamente si tolgono il particolare copricapo e si evidenzia il volto annerito dalla fuliggine del sughero bruciato.
S’Urzu, il capobranco elemento caratteristico del carnevale samugheese, è rappresentato da un uomo che indossa un’intera pelle di caprone nero, con una vera testa di caprone con lunghissime corna, il capo è coperto da un fazzoletto nero di donna, rappresentando così una figura androgina di Dionisio, divinità legata al mondo agrese, che vittima, ogni anno rinasceva come la vegetazione.
E' tenuto a bada da su ‘omadore, che vestito con una tunica (gabbano), anch’egli ha il volto annerito dalla fuligine, tanto da non essere riconosciuto, ed insieme ai “mamutzones”, compiono il sacrificio uccidendo s’urzu.
Carnevale a Orotelli marzo 2011
Rappresentano una delle maschere più importanti della tradizione contadina, la loro teatralità tragica, nasce probabilmente dai moduli di un antichissimo rituale dionisiaco di propiziazione. Sia i “thurpos boes" che il “thurpu boinarzu", indossano la stessa tragica spaventosa maschera composta da un gabbano nero di orbace, con il cappuccio calato sul viso “tintieddau", coperto di fuliggine ricavata dal sughero bruciato, e da una bandoliera carica di campanacci.
Il rituale vero e proprio è rappresentato da "sa tenta", la cattura. Viene imprigionato uno senza maschera e costretto a fare con i "thurpos" alcuni salti in verticale rigida come gli animali impastoiati. Il prigioniero reagisce, scalcia, ma suo malgrado è costretto a cedere, ciò rappresenta simbolicamente la lotta del contadino bue contro gli elementi della natura che riesce con la lotta e con il duro lavoro quotidiano, a piegare e a vincere per ottenere, alla fine un buon raccolto.
Carnevale per eccellenza: Mamoiada 2011
Tra le manifestazioni del folclore e del costume popolare Sardo, la più rilevante e ricca di reminescenze arcaiche è quella che i pastori e i contadini della Barbagia chiamano “sos mamuthones”. Il mamuthone, porta un pesante grappolo di campanacci da bue legato sul dorso, e una collana di sonagli più piccoli e leggeri appesi al collo, e ha sul volto la “visèra”, la maschera nera e il fazzoletto femminile avvolto intorno al capo, sopra il berretto “su bonette”.
Mamuthone è una parola di antico suono della quale si potrà forse trovare l’origine nelle lingue primitive del mediterraneo, o forse deriva dall’invocazione “a Maimone” La maschera detta “visèra” (da visus o visum) è di legno di fico o di sughero ed è una maschera tragica e non mostruosa (non ci sono, e non si può affermare che non ci siano mai state in Sardegna, maschere d’esorcismo, di sepoltura, di travestimento, di battaglia e di culto).
I Mamuthones vanno accompagnati dagli “issohadores”, portatori di “soha” vale a dire una lunga fune che ora è fatta di giunco, per il solo uso carnevalesco, ma che anticamente era di cuoio pesante.
Tra gli elementi del vestiario, gli issohadores, indossano al rovescio (come la mastruca dei mamuthones) il corpetto rosso dell’abbigliamento maschile o quello variamente colorato del vestiario femminile.
I Mamuthones e gli issohadores “escono” per la prima volta nel loro paese il 17 Gennaio, in occasione dei grandi fuochi votivi in onore di S. Antonio, ma in altri tempi quest’uscita avveniva già verso l’epifania se non addirittura per Natale.
Cantigos in carrela a S. Lussurgiu 26 febbraio 2011
Grazie alla passione del Cuncordu Lussurzesu e dell'Associazione Culturale "Aidos", che Santu Lussurgiu deve il successo di Cantigos in Carrela, manifestazione nata da un'idea dei cori di Florinas, Muros, Tempio Pausania e Pozzomaggiore. Giunta alla 14^ edizione, a Cantigos in Carrela hanno partecipato alternandosi, tantissime formazioni vocali isolane e non solo, proponendo i loro repertori secondo i vari stili Cuncordos e Tenores in primis, ma anche cori e formazioni strumentali di diverse estrazioni culturali provenienti da altre realtà italiane come il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, la Toscana, l'Abruzzo e dall'estero come la Corsica, la Scozia, gli U.S.A. e i Paesi Baschi, si sono esibiti nelle diverse edizioni, dislocati in zone prescelte del suggestivo centro storico di Santu Lussurgiu, tra i meglio conservati in Sardegna. Programma.
Rassegna Vini novelli a Milis (OR) 13-14 novembre 2010
A curare la manifestazione sarà l’Associazione Turistica Pro Loco in collaborazione con il Comune di Milis e il patrocinio di Provincia, Camera di Commercio, Regione, Unione dei Comuni, Gal, Banco di Sardegna, Ente Foreste, Enas, Laore Sardegna e altri Enti mentre come sempre fondamentale e di rilievo l’apporto dell’Associazione Regionale Sommeliers per la valutazione dei Novelli 2010 che come sempre si avvarrà della collaborazione dei tecnici di Laore Ente a cura del quale sarà messo a punto anche l’incontro tecnico di apertura della rassegna. L’esposizione dei vini, per una degustazione sempre più rigorosa, in appositi calici, verrà ospitata nei gazebo personalizzati situati nell’area del centro storico:via Dante, piazza Martiri, via Sant’Agostino e via Diaz. All’interno dell’esclusivo percorso dedicato alle Cantine e ai vini troveranno posto le produzioni agroalimentari del territorio e le postazioni gastronomiche che fanno riferimento all’organizzazione generale della rassegna. Diversi gli eventi collaterali che saranno ospitati a Palazzo Boyl tra i quali le mostre d’arte, la musica ed infine la sottoscrizione a premi, già avviata, che mette in palio una vettura Fiat Panda, TVcolor, PC, Cellulare, Bicicletta e altri premi minori. Programma.



